sabato 24 marzo 2012

Diffidare dei diffidanti


Cercherò di riassumere ma non so se alla fine accorcerò la cosa o se invece finirò per allungarla. Allora, c'è un editore in Italia, che sia poco conosciuto non è il punto, che pubblichi esclusivamente ebooks meno che mai, che pare dedito a singolari prassi lavorative. Pare infatti, a quanto leggo in rete, che tale "editore", le virgolette cominciano ad essere necessarie, chieda ai traduttori che vogliono lavorare per lui un obolo di 160 euro. A quanto capisco a titolo di rimborso per i costi di verifica delle capacità del traduttore, cioè come andare da un avvocato e chiedergli 160 euro per discutere con lui il vostro caso e quindi valutare la sua preparazione prima di affidarglielo. Voi provateci eh, mi raccomando. Poi mi dite. Dopodiché, comunque, i "fortunati" che sono stati scelti per il compito possono aspirare ad avere con tale editore rapporti di lavoro così regolati: l'editore, se vuole, affida la traduzione ad uno dei candidati, il traduttore la esegue, l'editore decide se, come e quando pubblicare e nell'ipotesi che il libro venda il traduttore viene compensato in royalties sul venduto. Ora, non sono un traduttore (anche se mi improvviserò tale in questa occasione) e quindi non posso affermare con assoluta certezza che questa pratica sia fuori dal mondo, ma ritengo che sia una regola di buon senso stabilire che chi ti chiede dei soldi per lavorare non è una persona seria. Ho fatto il fotografo per qualche anno e allora come adesso era noto che le agenzie serie non hanno mai chiesto soldi alle aspiranti modelle, gli editori seri non chiedono soldi per pubblicare libri e le aziende che sono interessate ad assumere non chiedono soldi per la formazione, casomai avviene il contrario, com'è giusto che sia. Mica mi scandalizzo eh, per me se uno casca in simili trappole è bene che resti fregato, così impara, con le sedicenti case editrici così come col sale di Vanna Marchi o col sangue di San Gennaro, che per me è tutta la stessa pappa. E difatti la cosa sarebbe potuta finire lì. Capita anche, però, che un sito americano venga a conoscenza della cosa e, capirete, lì mica sono abituati a queste cose, sono anglosassoni e hanno un'etica del lavoro completamente diversa, quindi succede che questo sito metta online un articolo dove stigmatizza questo comportamento. E probabilmente anche stavolta sarebbe finita lì se una traduttrice italiana, Isabella Zani, non avesse tradotto, appunto, l'articolo nella lingua del paese ove il sì suona. Panico. La casa editrice in questione, tale Faligi Editore di Aosta, chiama i suoi avvocati e fa recapitare alla Sig.ra Zani una lettera di diffida in cui minaccia di adire le vie legali in sede civile e penale se non provvede a rimuovere il contenuto del post. Diffida che viene inizialmente raccolta ma che, dopo qualche giorno di riflessione, la sig.ra Zani decide di disattendere, motivando così la sua decisione. Fin qui quanto è successo. Ora, a me non interessa nulla della casa editrice Faligi, che fino a ieri ignoravo e che ritengo dovrebbe ai signori del sito nopeanuts quantomeno dei ringraziamenti per la pubblicità gratuita che sta ricevendo, ma ritengo inaccettabile il tentativo di equiparare la responsabilità dell'autore con quella del traduttore. Ovvero, se Pinco Pallino scrive che Paolino Paperino è un grasso bipede pennuto su un sito, ed io traduco quel post, nella ipotesi che il Signor Paolino Paperino trovi diffamante tale affermazione questi dovrà adire le vie legali nei confronti dell'autore e non nei confronti miei, che l'ho tradotto (salvo dimostrare poi di non essere effettivamente un grasso bipede pennuto, e qui la vedo dura). Dire che il traduttore è correo, ovvero complice, significa trasferire al traduttore l'onere di verifica della correttezza di quanto scritto, cosa che non può ovviamente essere richiesta a chi non ha i mezzi, la competenza né la responsabilità di farlo. Per dire, sarebbe come trasferire al giornalista o al direttore responsabile di un giornale la correttezza delle affermazioni riportate testualmente. Per fare un'altro esempio, se io scrivo un pezzo in cui cito Pinco Pallino che afferma "Paolino Paperino è un grasso bipede pennuto", non sono responsabile di tale affermazione, in quanto non fatta da me ma, appunto, da altri. Ora, siccome queste cose sono ovvie a tutti, tantopiù a chi di mestiere fa l'avvocato, mi pare evidente che il contenuto della lettera ricevuta dalla sig.ra Zani è in sostanza intimidatorio. Ovvero si minacciano improbabili azioni penali per ottenere la rimozione di un contenuto sgradito, senza peraltro smentire in alcun modo la veridicità di quanto affermato nell'articolo stesso. Ora, siccome amo molto gli avvocati e immagino che i legali della Faligi Editore si facciano pagare un tot per ogni lettera di diffida che scrivono, penso sarebbe molto bello e interessante se tutti ribloggassimo e ritraducessimo il contenuto dell'articolo originale, contribuendo a diffonderlo quanto più possibile. 

E quindi, ecco la mia personale traduzione dell'articolo originale:

"Avviso a tutti gli aspiranti traduttori. Non perdete la vostra chance di entrare a far parte dello staff di un vero editore!
Ecco come funziona. Ci pagate 160 euro per partecipare ad un incontro sulla "Traduzione Letteraria" dove vi spieghiamo tutto della industria editoriale e del ruolo che avete al suo interno.
Dopodiché vi diamo un testo da tradurre a casa. Se passate la selezione, magari vi assegneremo un libro. Dopodiché, vi pagheremo in Royaltes.
Sembra fantastico, eh?
No, non lo sembra. Sembra come una truffa - Il che è esattamente quello che è. Proviamo a… mmm… tradurre:
Ci date 160 €. Poi traducete un libro gratis. Se vende, potreste vedere qualche euro. Se non lo promuoviamo, o se decidiamo di non pubblicarlo, o se semplicemente si tratta di un brutto libro… Oh, bé. Voi ci avete rimesso 160 euro, e noi… nulla. (Tutti i libri della Faligi sono e-books. Questo garantisce non solo che i costi di produzione sono minimi, ma che le vendite - di libri di autori perlopiù sconosciuti e traduttori totalmente sconosciuti - saranno allo stesso modo minime).
Nella operazione di "reclutamento" che Faligi sta attualmente intraprendendo attraverso una campagna di mass mailing, l'anonima redazione di Faligi è alla ricerca di:
- madrelingua italiani che hanno studiato lingue straniere o traduzione; madrelingua (o persone che hanno vissuto all'estero) che abbiano in mente un manoscritto che vorrebbero tradurre e giovani con nessuna esperienza, compresi studenti univeristari.
- madrelingua stranieri che possano tradurre dall'Italiano. In questo caso, Faligi non richiede alcun titolo di studio a condizione che si abbia una "buona esperienza" con la lingua Italiana, acquisita in Italia.
In altre parole: se vuoi essere un traduttore, tutto quello che serve è la "passione", la disponibilità ad essere sfruttati e… 160 euro.
E quindi, come mai ci sono aspiranti traduttori che ci cascano? E perché Faligi ha 1664 "amici" sulla sua pagina facebook?
Per due ragioni. Primo, la disperazione tra i giovani aspiranti traduttori Italiani che non hanno alcuna idea di professionalità e che sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa per avere qualcosa da mettere sui loro curricula. E secondo, perché non c'è limite ai danni che gli esseri umani sono diposti ad infliggere a se stessi.
Ma Faligi Editore fa solo il suo mestiere, giusto? E allora perché tutta questa confusione?
Per questo. Immaginiamo che Faligi editore sia venuto a bussare alla vostra porta, che vi abia offerto un biglietto magico che costa solo 160 euro, che questi 160 euro vi permettano di lavorare gratis per diverse ore come prova, che se passate questa prova potrete spendere alcuni mesi della vostra vita facendo altro lavoro gratuito e che a quel punto il biglietto magico venga infilato in un sacchetto ed estratto a sorte tra migliaia di altri. Forse un giorno sarà estratto, e potreste vincere qualcosa, ma ovviamente non c'è alcuna garanzia.
Se fosse successo questo, avreste chiamato la polizia e fatto arrestare i truffatori per frode [e qui si vede che l'autore non è italiano, ndt].
In questo caso, invece, potete aggiungere un "mi piace" su facebook.
E questo è tutto sulle differenze tra la vita vera ed il magico mondo dei traduttori."

Ripeto, questa è la mia traduzione, ovvero ho compiuto esattamente quanto fatto a suo tempo da Isabella Zani: attendo quindi fiducioso una lettera di diffida, unendomi in questo a chi, come L'Accademia dei Pignuoli, aspira a far ingrassare lo studio legale della Faligi Editore ha deciso di provare a far partire il tam tam. Diffidateci tutti! Chi vuole aderire può ritradurre l'articolo originale (o semplicemente cambiare qualche parola e copiaincollare il testo qua sopra).

22 commenti:

  1. Ma lei è un grande... a parte i vari un'obolo, un'avvocato, un'altro, ecc... ma per lei faccio fare "un eccezzione" (detto, fatto!) alla mia pedanteria e mi levo tanto di cappello, con un grazie infinito e sincero. Leonardo Marcello (traduttore e indegno amico-collega della signora Zani)

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    1. Lei ha ragione, purtroppo ci son cose che o si imparano da piccini o non si imparano più e io, senza un normario in mano, tendo a mettere l'apostrofo anche dove non serve. Me l'hanno già fatto notare in molti e mi ha portato via un sacco di tempo in fase di editing ma ancora non ho imparato. Prima o poi, magari. Comunque ho provato a correggere, sperando di aver fatto caso a tutto. Grazie per i complimenti, aggiungerei immeritati. Proviamo a diffondere.

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  2. La diffusione è già cominciata su FB e liste professionali, con vari colleghi che hanno già provveduto a condividere il suo link... e niente complimenti immeritati, li merita tutti, per l'iniziativa e per come scrive, e anche per come traduce, aggiungerei. Di nuovo buona giornata, Leonardo Marcello

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  3. Complimenti e grazie per questo articolo.
    Diffondo.
    Sara Crimi (traduttrice e indegna amica-collega della signora Zani e del signor Leonardo Marcello qui sopra)

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    1. Grazie. Non sto monitorando la situazione, spero che l'iniziativa decolli.

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  4. ottima iniziativa, Jonvalli! Aggiungo che la questione, come dire, sottostante a tutta la faccenda, è la guerra tra poveri scatenata da questa situazione stagnante, disperata e disperante del mercato del lavoro. Diffondo con piacere. Mik

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  5. ottima iniziativa Jonvalli! Aggiungerei che la questione sottostante a tutta la faccenda è la guerra tra poveri generata da questa situazione stagnante, disperata e disperante del mercato del lavoro in Italia, che sta ricevendo la mazzata finale da Monti&Co..Mik

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    1. Grazie Michela, non sono sicuro se la situazione disperata del lavoro in italia sia causa o conseguenza, in questo caso. È vero che il mercato offre poco lavoro e che c'è molta richiesta, così come è vero che in Italia si dà scarso peso alla profesionalità ed alla qualità del prodotto finale. Là dove questo avviene (per fortuna ci son settori dove il problema non si pone) i lavoratori si trovano sostanzialmente con pochissimo se non nessun potere contrattuale. Quando Baricco scrive che secondo lui la qualità della traduzione non è importante, non dice solo una castroneria evidente ma giustifica le politiche di abbattimento dei prezzi operate dagli editori. Che a loro volta vendono meno che in passato perché negli anni hanno pubblicato di tutto, dai comici televisivi ai diari degli ex tronisti, puntando sul traino televisivo e sul libro come "prodotto" piuttosto che come opera. Così si snatura il mercato e si gettano le basi per un impoverimento culturale di cui, prima o poi, è inevitabile dover pagare il prezzo. Se ne uscirebbe forse facendo rete, assumendo una diversa etica del lavoro, eliminando dalle consuetudini italiane il "cane non mangia cane" e puntando a migliorare prodotti e servizi da una parte e sensibilità del pubblico dall'altra. Allora si potrebbe pretendere di vedere ricosciute professionalità che, allo stato attuale, sono irrichieste o comunque non retribuite.

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  6. Flavia Vendittelli25 marzo 2012 11:58

    Grazie mille per l'iniziativa, la puntuale descrizione dell'accaduto e l'ironia. Da traduttrice però ho un piccolo appunto linguistico da fare: il sito No Peanuts! è statunitense.

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    1. Ha ragione, ho storpiato il nome del sito ed in effetti avrei dovuto usare "statunitense" e non "americano". Purtroppo da non traduttore casco spesso nell'uso comune di far coincidere i termini, la ringrazio per avermelo fatto notare, c'è sempre da imparare qualcosa.

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  7. Forse c'è un aspetto che non è stato considerato e che non mi è stato possibile approfondire perché il documento con le motivazioni di Isabella Zani non è disponibile. Da quello che ho letto, mi pare di aver capito che Isabella Zani si sia sponte sua prestata alla traduzione, che non l'abbia quindi svolta su commissione, ancorché senza compenso, e che, quindi, questo la renda co-autrice.
    Per quanto non commendevole, il comportamento di Faligi non appare effettivamente truffaldino.
    Direi che è facile sparare accuse nascondendosi dietro l'anonimato, per quanto fallace, un server ospitato in un altro paese e l'indignazione di una "collega". Forse è su questo cinico opportunismo mirato ad accrescere la propria visibilità che bisognerebbe aprire una riflessione.

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  8. Gent.mo Luigi, non sono un avvocato e quindi non posso rispondere in punta di diritto, d'altronde ho ben chiarito il mio pensiero quando ho detto che, per quanto mi riguarda, il comportamento di chi chiede denaro per lavorare, di chi vende il sale grosso per levare il malocchio e di chi espone il sangue di san Gennaro sono sostanzialmente identici. Se di truffa si tratti, lascio ad altri giudicare. Certo, non conosco le motivazioni di Isabella Zani, quindi rispondo fornendo le mie: indignazione. Sarà poca cosa ma tant'è e, come vede, non mi nascondo dietro alcun anonimato né mi pare lo abbia fatto la signora Zani né, tantomeno, il sito statunitense (stavolta non ho sbagliato) i cui responsabili sono certo identificabili anche in mancanza di una firma in calce. Sul cinico opportunismo di chi mira ad accrescere la propria visibilità e su quello invece di chi chiede dei soldi a chi vorrebbe lavorare lascio ad ognuno la sua interpretazione.

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  9. Caro Jonvalli, l'indignazione è legittima, ma quando la si vuole esprimere pubblicamente prudenza vorrebbe che lo si facesse prestando attenzione a non esporsi a facili ritorsioni. Per coloro che lavorano con la parola scritta dovrebbe essere... pane quotidiano. La signora Zani ha quantomeno commesso un'ingenuità, questo è quello che ho scritto e ribadisco.
    Quanto a coloro che disdegnano le noccioline (salvo magari accettarle quando non sono osservati), mi permetto di ribadire che l'indignazione di per sé è inutile se non è fatta seguire da fatti concreti, ovvero diventa volgare se si preferisce l'italico motto "armiamoci e partite". Questo è esattamente il caso che si somma solo ad altri.
    Circa Faligi, la sua proposta è chiara e un professionista, o anche solo un aspirante tale, dovrebbe essere in grado di riconoscerne i "limiti". Non c'è niente di male a credere al malocchio o nei miracoli, ma non è certo da persone intelligenti affidarsi solo alla fortuna o al Padreterno.

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    1. Gent.mo Muzii, non sono d'accordo.
      Quando si pensa qualcosa, e si decide di esporre pubblicamente il proprio pensiero come sto facendo io, ad esempio, si deve esser ragionevolmente certi di essere nel proprio diritto. Delle eventuali ritorsioni, facili o meno, personalmente ritengo doveroso sbattersene, quando si vuole affermare un principio. Senza volermi in alcun modo paragonare a chi ha rischiato ben più di una lettera di diffida o una querela per diffamazione, se tutti avessero seguito prudenza ed evitato le ritorsioni vivremmo oggi un mondo con assai meno diritti di quelli che abbiamo.
      Sulle noccioline, non so che dirle in quanto non ho capito a chi si riferisca, comunque non a me come non a me si riferisce il tentativo di polemica su "l'italico armiamoci e partite": quello che penso scrivo, quello che scrivo penso, per quanto poco sia mi espongo, consapevolmente, volontariamente e pubblicamente alla stessa intimidazione subita dalla signora Zani, quindi continuo a non capire contro chi o cosa si rivolga la sua penna.
      Ancora su Faligi, come ho scritto a me non interessa il suo metodo di lavoro, lo ritengo all'interno della legalità, per quanto poco questo significhi in Italia. Il motivo della mia indignazione e di questo post è il tentativo di intimidazione posto in essere da Faligi verso chi cerca di fare pubblicità a questo metodo di lavoro, magari spiegando ai non addetti di cosa so tratta.
      Come dicevo, ho fatto per qualche anno il fotografo e so perfettamente che le agenzie serie non facevano pagare nulla alle modelle, tuttavia ricordo che il mercato delle sedicenti agenzie che chiedevano denaro per "corsi di portamento" a chi magari non aveva alcuna qualità per lavorare nel settore, era altissimo. Segnalare quelle poco serie e sconsigliare inutili corsi a chi non aveva chance, l'ho sempre ritenuto un dovere.

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  10. Caro Jonvalli, continua, secondo me, a sfuggirle un dettaglio: se l'intenzione era "spiegare", si poteva ottenere lo stesso risultato senza esporsi a rischi inutili di ritorsioni, o anche solo di tentativi di intimidazione. Quella contro Faligi (e gli editori in genere) non è la mia battaglia, ma apprezzo coloro che la conducono in quanto la sentono propria, a viso aperto. Semplicemente trovo che sia sciocco esporsi per operatori minori. Di editori come Faligi è pieno il mondo, e spesso sono anche di ben altro "prestigio". La leva che sfruttano è il narcisismo, per questo hanno vita facile, anche a dispetto dei tanti... indignati.

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    1. Gent.mo Muzii,
      apprezzo molto le Sue preoccupazioni e vorrei rassicurarLa sul fatto che ho raggiunto da un pezzo la maggiore età, come credo la abbiano raggiunta gli altri soggetti che in qualche modo si sono resi protagonisti, prima e meglio di me, di questa iniziativa. Lei trova sia sciocco, io no, il mondo è bello anche perché, o finché, ognuno è libero di assumersi le proprie responsabilità e comportarsi secondo la propria coscienza. Si rassereni, dunque: non ho la pretesa di cambiare il mondo, semplicemente quella di rappresentare me stesso e il mio pensiero, come posso, finché posso.

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  11. Giovanni, penso che Luigi Muzii si riferisca a "No Peanuts", che vuol dire appunto "niente noccioline";con l'evidente sottotesto: "noi traduttori non dobbiamo accettare di essere pagati con un piatto di lenticchie" (mi si passi la traduzione assai libera e "naturalizzante" :)
    Non so se Wendell Ricketts e il suo gruppo d'opinione -- sì, statunitense! -- possa essere tacciato dell'italico vizio dell'"armiamoci e partite". Personalmente lo dubito, conoscendo un po' i soggetti in questione, ma Muzii avrà le sue ragioni per affermarlo, quindi non discuto. Quello che mi sento di obiettare è che se un editore o un imprenditore in genere adotta strategie assai discutibili e poco etiche per reclutare i suoi collaboratori -- per quanto piccolo e marginale sia -- debba essere comunque segnalato e stigmatizzato, senza paura di "esporsi". Quindi confermo tutto il mio appoggio all'iniziativa di Giovanni Jonvalli.
    Andrea Sirotti

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    1. Grazie Andrea per la spiegazione, evidentemente non così ovvia per me, e le mie scuse a Muzii per averne forse equivocato pensiero e intenzioni.

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  12. Dopo aver risposto ad un annuncio di lavoro di Faligi Editore, ed aver ricevuto la loro email di risposta, ho fatto qualche ricerca su internet, e sono approdato su questo blog.
    Condivido tutto ciò che hai scritto Giovanni, ed anche come l'hai scritto.
    Personalmente, sono stufo di leggere di imprenditori che sfruttano candidati alla disperata ricerca di un impiego, facendo ricadere su di loro l'onere dell'investimento per lo sviluppo della propria azienda.
    Nessuno impedirebbe a Faligi Editore, di pubblicare annunci di lavoro, scremare i candidati dal CV, inviare ai selezionati un video riassunto di uno degli incontri passati, e fornire qualche cartella da tradurre.
    Il fatto che nn l'abbiano fatto, e continuino a nn farlo, la dice lunga su quanto incidano quei 140,00€ moltiplicati per n. candidati, sul fatturato della casa editrice.
    Cordiali saluti
    Matteo Thomann
    @gion1974 su twitter

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  13. http://letterariamenteblog.wordpress.com/2012/12/05/faligi-editore-i-segreti-della-non-truffa/

    Ciao ragazzi.
    Visto che siamo in democrazia, provo a fare l'antipatico "contradditorio". Non sui contenuti di quanto scritto, ineccepibile, ma con il cuore di chi vive un'altra situazione.
    Grazie

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    1. Ciao Stefano,
      ho letto il tuo intervento e apprezzo molto la premessa iniziale, comprendendo benissimo le ragioni della tua difesa "di cuore" essendo anche io autore, nel mio piccolo.
      Tuttavia il tema del post non è, come avrai visto, la pratica di Falugi Editore, né se la sua azione sia configurabile come truffa (non lo è, a mio avviso). Ognuno intraprende le pratiche commerciali che ritiene opportune e, finché resta nei limiti della legge, ed è innegabile che Falugi resti in quei confini, non è materia di cui intenda occuparmi.
      Il post nasce come risposta a quello che può ben configurarsi come un tentativo di intimidazione nei confronti di chi si è limitato a tradurre e riportare quanto, in merito a tali pratiche, è stato scritto DA ALTRI.
      Questo comportamento, che definire poco elegante è un eufemismo, unitamente al tentativo di soffocare sul nascere una pubblicità, pur negativa, ad una pratica commerciale abituale per Falugi, mi fa pensare che su questo tema la sensibilità dell'editore sia assai alta.
      Concludendo, non credo che Falugi stia truffando nessuno ma ritengo che la sua prassi relativamente alle traduzioni soffra quantomeno di una ambiguità di comunicazione, non so quanto involontaria, per cui molti delle persone che con questo editore collaborano si sono sentite truffate.
      Probabilmente, se fin dalla fase di marketing, da parte di Falugi si fosse specificato cosa realmente si offriva (possibilità di fare pratica e di migliorare il curriculum) e cosa invece non era lecito aspettarsi (soldi), tutta questa discussione non sarebbe mai nata.
      Tentare di dare la colpa a chi cerca di fare chiarezza sul punto rischia di far pensare ad una malafede che magari non c'è.
      Forse le persone appassionate e capaci che hai conosciuto sono mal consigliate, forse basterebbe provassero ad affrontare il problema in maniera costruttiva, invece di dar mandato a legali per azioni poco percorribili e sicuramente onerose.

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    2. Ciao Giovanni.
      Ti voglio bene perché scrivi anche tu con il cuore. :-) Difendi una causa giusta, quella dello "sfruttamento vs. umanisti". Anche io soffro di questo, prima che autore sono un editor, proprietario e ideatore del sito www.editingplus.it. Mi sono stati offerti contratti da fame e promesse da mercante. Provo a parlare con Faligi e sperare di cambiare la tendenza. Un'utopia, forse, ma non posso accettare di vedere squalificate le persone che hanno scelto di scrivere per Faligi, a priori. Se non altro, per il fatto che Faligi non fa EAP e crede realmente in chi ha scelto di pubblicare.
      Ti chiedo scusa, anche se la colpa è di altri, e ti incito a continuare la lotta contro le cattive prassi.
      Ste

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